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Raimondo Cetani - Birrificio Hibu - Impronta Birraia

14 ottobre 2014
Passione per la birra, spirito imprenditoriale e un pizzico di sana follia sono le caratteristiche che hanno permesso a Raimondo Cetani del birrificio Hibu di Bernareggio (MB), di lasciare il lavoro da informatico per una vita a “tutta birra” (è proprio il caso di dire!).
 
  Dopo aver aperto il birrificio Hibu nel 2007, non solo ha dato il via a Impronta Birraia il nuovo brew pub con cucina in via Tucidide n. 56 a Milano, ma è riuscito persino a creare un’azienda agricola, dove coltiva l’orzo. Oggi sta per aprire un altro locale del marchio Impronta Birraia, poco lontano dallo IED, in via Sciesa, che funzionerà da bar tavola fredda.
Mica male per un ragazzo poco più che trentenne che ha cominciato come homebrewer pochi anni fa, e che oggi produce 12 birre, più qualche birra speciale e stagionale.


Qualche esempio? C’è la Tony Solo, affinata per nove mesi in botti di Amarone, la Entropia dalla buona luppolatura, la Vaitrà, dal colore ambrato e la nuovissima Hibuprofene.
Recentemente sia la Mood, un’Imperial porter dal colore quasi nero, che la Tribeca, prodotta con lievito da rum, sono state premiate nella categoria Grandi Birre da Slow Food. L’orzo necessario per il malto base (pils), è coltivato in alcuni terreni della Basilicata, poi maltato da una malteria della zona. 
Le birre di Raimondo hanno per lo più un’impronta anglosassone e belga,  disponibili sia alla spina che in bottiglia.  “La passione è cominciata quasi una ventina d’anni fa, durante dei viaggi in Belgio con la famiglia. – spiega Raimondo - E’ stato allora che ho cominciato ad assaggiare delle birre talmente diverse da quelle che avevamo in Italia, da essermi appassionato a quello stile”.

Poi a fine anni Novanta comincia a produrle personalmente, utilizzando il classico kit. Lo stile piace, tanto che quello che era cominciato come un gioco, inizia a trasformarsi in un lavoro a tutti gli effetti. “Il birrificio Hibu nasce nel 2007 come passione condivisa con i miei amici Lorenzo e Gianluca. All’inizio eravamo dei beer firm, quindi producevamo senza impianto, appoggiandoci ad altri birrifici. Poi finalmente nel 2010 abbiamo acquistato il nostro impianto a doppia cottura da 500 litri, col quale produciamo 15 ettolitri al giorno. Oggi produciamo birra anche per altri birrifici, tanto che nel 2013 abbiamo chiuso l’anno con ben 2000 ettolitri di birra prodotta”. Con Lorenzo e Gianluca ha aperto anche il locale Hibu on Tap, in via Dante n. 173, a Concorezzo.

Non solo birre, naturalmente, perché nell’Impronta Birraia di via Tucidide n. 56 a Milano, è possibile mangiare hamburger, salamelle (buonissime!), polli e costine arrosto. “Oltre al nostro happy hour, dalle 18.00 alle 20.00, abbiamo messo in programma delle divertenti serate di cabaret e un calendario di concerti che dureranno per tutto l’autunno”.  

Una tendenza, quella dei birrifici artigianali che è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. Basti sapere che nel 2013 i consumi di birra artigianale in Italia sono cresciuti del 40%, mentre il numero dei birrifici artigianali più che raddoppiati negli ultimi due anni. Oggi se ne contano circa 800, sparsi un po’ in tutta Italia.

“Credo che molti ci abbiano visto un business, - conclude Raimondo - tanto che si è messo a produrre birra anche chi non è interessato davvero al prodotto, ma lo utilizza come mezzo per diversificare i propri affari o come pure strumento di marketing”. Una tendenza speculativa che porta con sé il rischio di avere in commercio prodotti senza carattere, incapaci di raccontare lo stile del birraio o un territorio.
Non è il caso di Raimondo, brewer appassionato, che lascia la sua Impronta Birraia su ogni birra. Non resta che provare!  

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