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Osservatorio - Le strategie per rilanciare il vino italiano

03 novembre 2014
Se come abbiamo visto settimana scorsa (vedi problematiche sulle vendita dei loro prodotti), i produttori intervistati hanno ben presente quali problemi incidano negativamente sulle vendite, sono altrettanto consci di quali possano essere le chiavi del loro successo. Dalle nostre interviste emergono, in particolare, la comunicazione e il fare sistema come le componenti necessarie per il futuro del settore.
 
Nelle precedenti puntate del nostro Osservatorio abbiamo già analizzato il tema della comunicazione e gli errori commessi dai piccoli e medi produttori (approfondisci qui
e qui), mentre non abbiamo ancora avuto l’occasione di aprire il dibattito sul “fare sistema”, annosa questione di cui tutti parlano, ma che nessuno (o quasi…) riesce a tradurre in azione.
 
La realtà dei fatti è che quando si aprono delle opportunità per fare sistema, come quelli per la promozione di un territorio (con tanto di contributi onerosissimi annessi… leggi qui), sono pochi a riuscirci efficacemente. Tutti bravi a stracciarsi le vesti, indignandosi perché in Italia non si fa sistema, finché l’orticello (e la vigna) sono coltivati senza che altri possano giovarsene. Quando però anche il vicino (che di solito ha l’erba sempre più verde…), può goderne e aumentare le proprie vendite, ecco che iniziano i primi dissapori. Sono tanti gli esempi di associazioni del vino nate e morte in un batter di ciglia, o di Consorzi da cui spesso emergono i soliti nomi anziché il “territorio”.
 
Un caso atipico è quello del Piemonte dove la promozione del territorio, spesso trainato dai grandi big del settore, Angelo Gaja in testa, ha ricadute positive su tutte le aziende (approfondisci qui) . Che sia frutto di quella “cultura liberale che risale a Cavour e a Einaudi da cui ha preso le mosse una radicata cultura imprenditoriale” – come afferma Angelo Gaja (leggi qui), o di una volontà civica condivisa, è difficile dirlo. La realtà dei fatti è che l’esempio piemontese costituisce uno spartiacque da tenere in considerazione: non solo fare sistema in Italia è auspicabile, ma qualcuno c’è addirittura riuscito.  

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