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L'azienda Ar.Pe.Pe. e la scelta del tappo

11 novembre 2015
  Emanuele rappresenta la quinta generazione di Ar.Pe.Pe.
Un'azienda nata nel 1860.

Lavora insieme si suoi due fratelli. Attualmente i vigneti coprono 13 ettari di cui più di 10 nella sottozona Sassella con una altimetria che varia dai 350 ai 600 metri. I restanti 3 sono nelle sottozone Grumello e Inferno. Il loro vino più "famoso" è Rocce Rosse; nome che deriva dalla componente ferrosa delle rocce dove è sita la vigna.


Domanda: Quale ruolo ricopre il tappo in un vino?
Risponde Emanuele: E' fondamentale. Corrisponde all'ultima barriera verso il consumatore e possiamo considerarlo di importanza equivalente alle attività che un produttore svolge in vigna e in cantina.

Domanda: Come siete arrivati a queste conclusioni?
Risponde Emanuele: Nel corso degli anni abbiamo fatto molti test utilizzando prodotti provenienti da vari fornitori e abbiamo riscontrato grosse differenze soprattutto nel lungo periodo. Molti tappi non hanno una tenuta costante e nel corso degli anni, soprattutto per vini da invecchiamento, possono fare la differenza a discapito del lavoro fatto dal produttore.

Domanda: Come vivono questa situazione i produttori?
Risponde Emanuele: Male, c'è frustrazione. Nonostante gli investimenti fatti i risultati non sono all’altezza. L’obiettivo del produttore è avere un vino che rimanga costante in bottiglia e ottenga il giusto grado di evoluzione. L’evoluzione non può e non deve essere differente da bottiglia a bottiglia. L’impegno e la fatica del produttore non possono essere vanificate dalla chiusura e nemmeno il consumatore deve avere una delusione aprendo una bottiglia che non si è conservata a dovere.

Domanda: Quindi la qualità passa attraverso il tappo?
Risponde Emanuele: Sicuramente il tappo è un’appendice dell’azienda. Purtroppo la colpa non è del produttore ma ricade ugualmente su di lui perché il consumatore acquista un prodotto e il tappo, che ne è un’appendice, è stato scelto dal produttore.

Domanda: Cosa ha fatto l’azienda Ar.Pe.Pe per ovviare al problema?
Risponde Emanuele: In questi anni Ar.Pe.Pe ha fatto test con vari tipi di tappi provenienti da diverse aziende: microgranulati Diam, sintetici Nomacor, tappi a corona Stelvin.
Se oggi l’azienda è più conosciuta rispetto al passato è anche grazie alle scelte operate sui fornitori di tappi. La ricerca di un sughero migliore ha migliorato l’azienda e la sua immagine verso il consumatore. Negli anni ’90 abbiamo avuto molte difficoltà sulla tenuta delle bottiglie; spesso i consumatori pur riconoscendo la bontà dell’azienda e del prodotto si lamentavano della differenza riscontrata tra una bottiglia e un’altra. Noi lavoriamo sui singoli lotti di vino e il risultato della bottiglia non dipende da assemblaggi provenienti da lotti differenti quindi non può esserci una bottiglia che discosta da un’altra. La differenza è causata dalla chiusura o da una cattiva conservazione.

Domanda: Quale soluzione vedi in futuro?
Risponde Emanuele: Fra 50 anni il sughero sarà una pagina ingiallita del mondo del vino.
Dipende sempre dai tipi di vini; il nebbiolo ad esempio non ha grossi problemi di riduzione. L’aria che rimane sotto il tappo potrebbe già essere sufficiente. Quindi non è detto che un tappo a vite Stelvin non possa essere la soluzione ideale; anche se il suo utilizzo richiede una bottiglia di vetro “perfetta” con una chiusura perfetta, ed è altrettanto importante la membrana. I tappi sintetici Nomacorc possono essere un’altra valida soluzione.
L'alternativa, per rimanere sul tradizionale sughero è scegliere soluzioni di alta qualità controllati a livello sia analitico che sensoriale; soluzioni più costose.
Quindi o un sughero di altissima qualità o alternative come i sintetici di ultima generazione. I sintetitici di prima generazione non consentivano un corretto passaggio di ossigeno e spesso rilasciavano nel vino uno spiacevole sentore di plastica. Le aziende Nomacorc o Diam con la microgranina sembrano aver risolto queste problematiche. Si vedrà in futuro; è necessario attendere e verificare il risultato sui vini tra qualche anno.

Domanda: ci credete a tal punto da aver richiesto una modifica del disciplinare del Valtellina, non è vero?
Risponde Emanuele: Sì, è vero. Abbiamo richiesto una modifica del disciplinare al Ministero e stiamo aspettando una risposta di conferma.
 
Domanda: quale cambiamento avete introdotto?
Risposta Emanuele: abbiamo introdotto la facoltà per il produttore di decidere liberamente sulla chiusura da adottare per i vini Valtellina; non più solo tappi in sughero ma la soluzione che il produttore ritiene più idonea. Solo lo Sforzato manterrà la chiusura con tappo di sughero.

Domanda: Come credi che prenderanno questo cambio i consumatori?
Risponde Emanuele: E’ difficile farlo capire e accettare. Sui vini rossi di Valtellina, noi produttori avremmo già adottato le soluzioni di Nomacorc ma al momento stiamo sperimentando. E’ fondamentale e necessario verificare sia con gli importatori sia con i consumatori. Se fossimo sicuri sia del risultato futuro sul contenuto delle bottiglie sia della buona recettività da parte dei consumatori avremmo già cambiato. Se solo il consumatore capisse che questa scelta va a suo favore….

Domanda: Quale strategia suggerisci?
Risponde Emanuele: Bisogna incontrare gli importatori e mostrargli attraverso delle degustazioni che a parità di lotto la chiusura migliore è differente rispetto a quanto abbiamo creduto sino ad oggi.

DomandaTrovi differenza tra il mercato italiano e quello straniero?
Risponde EmanueleSicuramente i mercati nord europei e l’Australia, ad esempio, sono molto più liberi rispetto a questa scelta. Il mercato statunitense è ancora influenzato dalla mentalità europea e preferisce il sughero. In Europa fa eccezione la zona della Mosella dove su alcuni riesling viene utilizzato il tappo Stelvin; ma è una soluzione non ancora adottata da tutti. Il mercato non è ancora pronto.
 
Emanuele si congeda con una promessa "La ricerca prosegue; dobbiamo continuare a fare prove e assaggi alla cieca per trovare la soluzione migliore."

intervista di Matteo Marco Galiano

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