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Vini Biodinamici, fatti per chi “Crede in BIO” - approfondimento

24 settembre 2014
  I preparati naturali permettono, dunque, di sanificare il terreno, aumentandone la fertilità. Qualche esempio? Il “cornoletame” è  preparato con un corno di vacca riempito di letame freschissimo, poi interrato per sei o sette mesi, da cui si ricava humus allo stato puro. La distribuzione del preparato, miscelato con acqua di sorgente o piovana, viene effettuata con apposite macchine o con pompa a spalla.

Nel “cornosilice” si utilizza il corno di mucca riempito da polvere di quarzo, nel “preparato 503” l’intestino di vacca coi fiori di camomilla, mentre nel “preparato 505” il cranio di un animale domestico con della corteccia di quercia finemente tagliata. Dalla metodologia utilizzata per i “preparati” non è difficile comprendere perché il biodinamico, nell’immaginario dei più, sia spesso legato a pratiche misteriose che hanno poco a che fare con la produzione del “buon vino”. In realtà la maggior parte dei produttori acquista oggi dei “preparati” in goccia già pronti all’uso, senza mettere in pratica questa lunga metodologia. Biodinamici moderni, qualcuno direbbe strizzando l’occhio. 

Anche sulla vinificazione biodinamica si apre tutto un mondo, fatto di lieviti indigeni, microfiltrazioni che non possono scendere sotto il micron e solforosa aggiunta nulla o quasi (totale di 70 mg/l totale per i vini rossi e di 90 mg/l per i vini bianchi, contro i 100 mg/l per i rossi e 150 mg/l per i bianchi dei biologici e i 160 mg/l per i rossi e 200 mg/l per i bianchi convenzionali). 

Ad ogni modo, che piaccia o no, il biodinamico può vantare una vera e propria  filosofia, che trae origine dal movimento antroposofico di Rudolf Steiner, pensatore austriaco nato nella seconda metà dell’Ottocento. L’idea di Steiner si basa sostanzialmente sul principio che le forze presenti negli organismi vegetali e animali si possano combinare al ciclo della natura, delle stagioni e alla posizione dei pianeti. In altre parole tutti gli esseri viventi sono legati in un sistema di complesse relazioni che richiedono osservazione, conoscenza e metodo per dare vita ad un’agricoltura perfettamente integrata col “sistema mondo”. 

Filosofia a parte, il biodinamico ha assunto buona credibilità in questi anni grazie alla sua crescente applicazione e alle certificazioni che ne garantiscono la metodologia. L’argomento certificazioni, a onor del vero, meriterebbe un’ulteriore approfondimento perché costituisce un nervo scoperto per buona parte dei produttori, spesso costretti a non farsi certificare per non sostenere ulteriori costi. O è una strategia per essere ancor più anticonvenzionali e radical?   
 

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