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Il mondo in rosa, anzi in Rosè.

14 ottobre 2014
Rose rosse per te, ho comprato stasera, cantava Massimo Ranieri. Le rose sono un simbolo di amore e passione, da donare rigorosamente in numero dispari, ma non per noi. Questa sera infatti ne abbiamo scelte otto, non di rose ma di bottiglie, tutte di spumante rosé metodo classico. Una selezione di bollicine con le quali abbiamo percorso l’Italia da nord a sud gustandoci l’interpretazione dei vari vitigni, in purezza oppure in versione blended
 
  Il rosé è un vino ancora poco apprezzato rispetto a quanto meriti, con una produzione media che non raggiunge le due cifre percentuali, sia in Italia con gli spumanti, che all’estero con lo champagne.
Eppure il rosé è un vino che, a partire dal colore, per proseguire con i profumi sprigionati dalle bollicine, sino alle sensazioni che si liberano in bocca, può offrire tante emozioni e piacevoli sorprese.
Ma il colore del rosé come si ottiene? Vari sono i metodi utilizzati per produrre un metodo classico rosé: dalla breve macerazione sulle bucce di uve rosse, all’utilizzo di uve grigie, sino alla miscela di vini bianchi e rossi. I vitigni per produrre un metodo classico rosé sono diversi e possono riservare
qualche sorpresa: durella, aglianico, bardolino, recioto, sangiovese, solo per citarne alcuni, sino ai più classici pinot nero e chardonnay. Il colore può variare dal rosa pallido al rosa antico, con più sfumature a seconda del vitigno di partenza e della permanenza sulle bucce.

I profumi del rosé sono arricchiti dalle componenti apportate dalle uve rosse che ampliano i sentori normalmente percepiti nei vini bianchi. Se, per scherzo, faceste una degustazione alla cieca, ovvero utilizzando un bicchiere scuro che non consenta di vedere il colore del vino, potreste confondere diversi rosé e credere di avere a che fare con un vino rosso, come è capitato a noi questa sera.

Lo spumante metodo classico prevede una prima macerazione delle uve, con tempi di contatto con le bucce, legati al tipo di vitigno utilizzato e alla successiva rifermentazione in bottiglia sui lieviti. I tempi di produzione e commercializzazione di questi vini dipendono dal disciplinare della zona di produzione: minimo 15 mesi sui lieviti per il Trento Doc (di cui vi abbiamo raccontato qualche giorno fa – link ad articolo trentodoc), ai 18 mesi minimo per la Franciacorta DOCG,  fino ai  72 mesi. In media la permanenza sui lieviti varia dai 24 ai 48.

I rosé metodo classico, al pari dei cugini prodotti in versione bianco, sono molto versatili e offrono la possibilità di osare qualcosa in più nell’abbinamento al cibo, grazie alla struttura e ai tannini, che se pur lontani da quelli presenti nei vini rossi, reggono bene piatti più strutturati e non solo di pesce.

di redazione


Approfondisci: Degustazione Rosè metodo classico

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