Cerca news

News & Eventi

 
 
Articoli

L'azienda Vinica e la scelta dei tappi a vite.

15 dicembre 2015
  L’ Azienda Agricola Vinica nasce dall’idea del dottor Rodolfo
Gianserra.

Dottore odontoiatra divide parte della sua vita lavorativa tra Italia e Stati Uniti. Nel 2008 decide di tornare nella regione natia, il Molise, e acquistare un appezzamento di terreno. Insieme al tecnico dell’azienda, il dottor Pierluigi Cocchini, inizia a produrre vino, olio e ortaggi. I vigneti coprono attualmente 22 ettari della proprietà e sono distribuiti tra i 500 e gli 800 metri di altezza. La produzione attuale è di circa 40.000 bottiglie e potrà arrivare nei prossimi anni a un massimo di 150.000 bottiglie con l’aggiunta di altri 5 ettari a quelli esistenti. Sin dalla nascita dell’azienda, Gianserra e Cocchini, decidono di produrre con metodo biologico - per il quale stanno attendendo il certificato - e di utilizzare tappi a vite. Su questa scelta abbiamo fatto una chiacchierata con Cocchini per capirne i motivi che li hanno spinti a cambiare tradizioni e abitudini radicate nel mercato vinicolo italiano.

Domanda: quale ruolo ricopre il tappo in un vino?
Risponde Cocchini: anni fa parlando con un collega australiano mi disse “avete radici troppo profonde per poter cambiare. Siete talmente radicati alle vostre tradizioni che cambiare il modo di fare il vino e di tapparlo vi risulta troppo difficile”.
Il tappo dovrebbe avere un ruolo secondario nel processo, invece non è così. Capita spesso che i tappi di sughero siano difformi.

Domanda: per quale motivo il tappo influisce così tanto sul prodotto finale?
Risponde Cocchini: nei nostri vini usiamo poca solforosa che aggiungiamo o in fase di pigiatura oppure durante la fase di travaso. Indicativamente la quantità di solforosa totale nei vini, sia bianchi che rossi, si attesta  tra i 35 e i 50 mg/litro. Per questo motivo il nostro vino deve essere preservato dall’ossigeno, onde evitare che si ossidi. Il tappo migliore per ottenere questo risultato è un tappo vite che non faccia entrare altro ossigeno rispetto a quello già presente.

Domanda: poca solforosa, nessuna ossigenazione…come producete?
Risponde Cocchini: il punto di partenza deve essere un’uva sana e matura. Se queste sono le premesse non sarà necessario ossigenare il vino e si conserverà a lungo. Consideri che noi produciamo in biologico, facciamo partire spontaneamente le fermentazioni, non controlliamo le temperature di fermentazione,  non facciamo aggiunte nè correzioni, non filtriamo. Se il prodotto è sano in partenza il lavoro dell’enologo sarà minimo e dovrà solo valorizzare l’uva di partenza.

Domanda: quando avete iniziato vi siete confrontati con altri produttori?
Risponde Cocchini: si, mi sono confrontato con molti produttori nazionali ed internazionali. Ricordo di aver parlato con produttori della Mosella che sui loro riesling base, hanno iniziato a usare tappi a vite. Anche loro mi fecero presente quanto le scelte fossero influenzate dal mercato e, pur considerando ottimale la chiusura con tappo a vite, continuavano e continuano ad usare i tappi in sughero per le loro bottiglie più pregiate, in quanto i consumatori faticano ad accettare questo tipo di chiusura.

Domanda: avete mai utilizzato i tappi sughero o pensate di utilizzarli?
Risponde Cocchini: per ora abbiamo sempre utilizzato i tappi a vite ritenendoli i migliori. Questo non esclude l’utilizzo del sughero per qualche versione riserva alla quale stiamo lavorando. Si tratta di piccole partite in fase di sperimentazione. Ad esempio abbiamo appena vinificato un trebbiano - poche migliaia di bottiglie a fermentazione spontanea e lasciato a contatto con le bucce per una settimana;  su questa tipologia di prodotto, proveremo ad utilizzare tappi di sughero di alta qualità.

Domanda: avete mai testato altre tipologie di chiusure?
Risponde Cocchini: no. Pensiamo che il tappo a vite sia la migliore soluzione per i nostri vini.

Domanda: ritiene che un tappo a vite possa aumentare la vita di un vino?
Risponde Cocchini: con il tappo a vite il vino richiede un tempo di evoluzione più lungo. La maturazione  è più lenta però il prodotto resta integro. Anche un vino tannico e con una spiccata acidità, come la nostra Tintilia,  trova un perfetto equilibrio, affinando in una bottiglia chiusa con tappo vite; di certo l’evoluzione è più lenta, ma freschezza e fraganza aromatica appaiono invidiabili.

Domanda: quali sistemi di chiusura vede per il prossimo futuro?
Risponde Cocchini: qualsiasi tipologia si scelga è importante che non vi sia scambio di ossigeno con il vino che è nella bottiglia. Il sughero non può garantire questa necessità perché è un materiale che respira. Per il resto il tappo può essere a vite, di vetro o di plastica….non è un problema.

Domanda: in Valtellina i produttori hanno richiesto una modifica del disciplinare; se verrà approvato liberalizzerà il tipo di chiusura sul prodotto. Come vede questa scelta?
Risponde Cocchini: intelligente, una buona scelta. Verrà adottata da altri produttori. Anche in Francia i produttori famosi si stanno muovendo in questa direzione.

Domanda: avete riscontrato difficoltà con i consumatori?
Risponde Cocchini: sì, e le incontriamo ancora. Oltre al tappo a vite abbiamo scelto delle bottiglie leggere. I consumatori guardano il tappo, la bottiglia infine il prezzo e giungono alla conclusione che abbiamo risparmiato su tutto, incluso il vino. Questo, secondo il consumatore, a discapito della qualità, mentre non comprende che tutte le azioni da noi intraprese sono a favore dell’ambiente e del consumatore.

Domanda: quale strategia suggerisce?
Risponde Cocchini: abbiamo realizzato un gadget, che forniamo insieme alle nostre bottiglie, e che reca informazioni sule caratteristiche del tappo, della bottiglia e sulla nostra filosofia produttiva.
Una possibile strategia per il futuro sarà anche quella di uscire sul mercato con un prodotto con prezzo più alto rispetto ai precedenti. Questo dovrebbe contrastare l’idea nel consumatore che nella bottiglia con tappo vite c’è un vino di qualità scadente.

Domanda: trova differenza tra il mercato italiano e quello straniero?
Risponde Cocchini: in Italia, Francia e Spagna è difficile cambiare le abitudini e la percezione del mercato mentre nel resto d’Europa e in USA il tappo a vite è accettato da diverso tempo. I nostri vini che cominciamo ad esportare all’estero non hanno difficoltà, anzi altre aziende, come noi esportano vino (ad esempio nei paesi Scandinavi) solo con tappo a vite perché è il pubblico che lo chiede.

La situazione sta cambiando ed anche il mercato ma ci vorrà del tempo perché in Italia diventi uno standard.

intervista di Matteo Marco Galiano

leggi anche "Alla fine c'è...il TAPPO" e "L'azienda Ar.Pe.Pe. e la scelta del tappo"

seguiranno ulteriori approfondimenti...

 

social media