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Alla fine c’è…il TAPPO!

11 novembre 2015
Nella fase di produzione di un vino il tappo insieme all’etichettatura rappresenta l’ultima fase del processo. Pochi secondi che in realtà possono influire su mesi o addirittura anni di lavoro del produttore nonché sui sogni e i desideri del consumatore finale. Nel corso degli anni abbiamo trovato bottiglie tappate con sughero, plastica, vetro e metallo espressi in forma di cilindro, tappo a fungo, tappo a corona e tappo a vite. Una scelta differente legata al tempo di conservazione, alla tipologia di prodotto e alla filosofia produttiva.

La gioia che sprigiona la stappatura di una bottiglia di spumante, il romanticismo che offre un tappo di sughero di una vecchia bottiglia, guardarne il colore, annusarlo….certo, ma quante volte è capitato di sentire strani odori ed essere obbligati a versare il vino nel lavandino? Quante volte è successo di aprire una bottiglia di vino, farla degustare orgogliosamente agli amici, poi aprirne una seconda e scoprire che era diversa dalla precedente, non più “entusiasmante” come la prima?

Da cosa dipende l’odore di tappo? L'Armillaria mellea, è un fungo, parassita della quercia da sughero, ed è il responsabile di quell’odore sgradevole che obbliga lo sfortunato acquirente a desistere dal bere la bottiglia di vino. Oltre a questo difetto, conosciuto dai più, ve ne sono altri dovuti a una non perfetta aderenza del tappo al collo della bottiglia con conseguente scambio eccessivo di ossigeno che provoca ossidazione o percolamento (fuoriuscita) del vino.
Già in epoche remote i Greci, i Romani, così come i Fenici, usavano sigillare le anfore con un cilindro di sughero che veniva adattato grossolanamente alla forma del collo delle anfore stesse. In seguito i tappi venivano ricoperti di resina, al pari di capsule di cera ancora oggi utilizzate da alcuni produttori.

Nel corso degli anni sia i produttori di vino sia le aziende produttrici di sughero hanno investito molto denaro nella ricerca per migliorare il prodotto “tappo” ed eliminare i difetti. Sono nati nuovi tipi ed è cambiata la filosofia legata a questa chiusura molto più velocemente di quanto i consumatori siano stati in grado di capire ed accettare le novitò. Vi immaginereste ad esempio una bottiglia di spumante con un tappo a corona? Un semplice cavatappi da bibita per stapparla come fosse una birra? Eppure al di là del luogo comune e del romanticismo questa scelta potrebbe essere la migliore per evitare problemi.

Per capirne qualcosa in più abbiamo sentito il parere sia dei produttori di vino sia delle aziende che producono chiusure.

leggi anche l'Intervista a Emanuele Pelizzatti Perego dell'azienda Ar.Pe.Pe.

articolo a cura di Matteo Marco Galiano

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